
Uno dei temi più discussi in uno dei seminari di Cannes e di grande attualità riguarda la cosiddetta evoluzione dei brand in
advertainer e/o
story-teller. In pratica, l’idea alla base di questo filone di pensiero e di strategie future per i
brand è che i marchi debbano diventare non solo produttori di beni e servizi, ma sempre più
produttori di contenuti per i propri consumatori, in particolare di contenuti di intrattenimento e rilevanti per il proprio target. È un po’ come se si aprisse un’altra nuova era, dopo la brand experience, o forse all’interno di questo mondo delle esperienze, che finalmente cominciano ad assumere dei contorni più definiti e specifici (in questo caso si parla di intrattenimento e di cantastorie).
Il secondo fattore critico, una volta che si decida per un approccio di tipo esperienziale come ad esempio l’advertainment, è la
rilevanza, e cioè quanto la mia proposta sia in sintonia con i bisogni e le aspettative del mio target e crei per l'appunto un cortocircuito tra le parti. Su questo terreno sono fermamente convinto che si giocherà una delle più importanti
sfide competitive del futuro, per riuscire a conquistare la fiducia e la preferenza dei consumatori. A questo proposito, mi torna in mente una frase di uno degli speaker di questo seminario, che diceva esattamente questo:
“you have to give a feeling about the brand, not selling…” e ancora
“there’s a very thin line between being seamless and being invisible…”. Infatti, come al solito, la cosa è più facile a dirsi che a farsi, ma sensibilità creativa e insight strategico, se giocano di squadra possono portare al risultato vincente.
Un esempio attuale di quanto si dica qui sopra è
instantdef, un progetto di
Snickers. Pur esponendo il fianco ad alcune critiche apparse su diversi blog, l’operazione è sicuramente pregevole ed interessante, sia dal punto di vista creativo-realizzativo che dal punto di vista della strategia di fondo e rappresenta un esempio interessante di come il
branded entertainment possa prendere forma,