Il marketing virale. Due parole ormai sulla bocca di tutti, anche se a volte la maggior parte ha un’idea vaga di cosa sia realmente. Anche le aziende si stanno interessando sempre di più alla questione, trovando dei piccoli spazi per incrementare la pubblicità tradizionale. Ma quali saranno gli sviluppi futuri? A questa domanda ha risposto Maurizio Sala, Vicepresidente del Gruppo Armando Testa e coordinatore di TestawebEdv. Questa è la sua risposta ad un lettore, pubblicata dal blog spotx:
“Oggi in Italia il marketing virale non è una pratica diffusa: è una pratica di cui si parla molto. La differenza è sostanziale. Mentre in altri Paesi su questo terreno dell'esperienza di marca si lavora molto e con idee spesso pregevoli che vengono attuate con risultati sorprendenti in termini di gradimento e impatto, qui da noi la cosa viene menzionata quasi sempre in sede di inizio lavori e poi alla luce dei fatti molto poco viene messo in pratica.
Mancano i talenti per farlo? Non è questo il punto. Il fatto è che la gestione di operazioni "non convenzionali", cioè che non rientrano nella filiera classica cui il sistema è abituato, richiede a monte una cultura professionale aperta all'innovazione. Cultura che deve appartenere sia al committente, sia alla struttura consulente, che per i mercati di massa è ancora in larga parte costituita da agenzie di adv. Le quali, per la maggior parte, ancora sostengono i modelli classici, perchè su questi basano la grossa fetta della loro operatività.
Per quanto riguarda la marca, c'è viceversa ancora molta resistenza a interagire col consumatore in una dinamica aperta al feedback diretto da parte di questi, perchè l'idea di non controllare in toto il fenomeno comunicativo mette ansia, o innesca perplessità. Per fortuna le dinamiche che stanno muovendo i mercati verso questi tipi di comunicazione sono molto più ampie del nostro Paese, sono un fatto storico, una progressione dovuta e inevitabile.
In altre parole, volenti o nolenti, si tratterà presto (se non già ora) di farsene una ragione e di cominciare il percorso. Percorso che riserverà belle sorprese che si chiamano aumento dell'efficacia, riduzione della spesa rispetto ai modelli abituali, coinvolgimento durevole del consumatore che - entrando in relazione con l'azienda attraverso canali nuovi e coinvolgenti- riaccenderà in sé stesso quella "passione" per la comunicazione che oggi si sta spegnendo lentamente, assopita da quantità industriali di messaggi che sostanzialmente sono gli stessi ai quali il pubblico è esposto da più di venti anni. Un lasso di tempo che fiaccherebbe qualunque modello comunicativo,anche il più brillante."